venerdì 15 novembre 2013

Aldo Peressa & Grassi Pietre


Terminiamo oggi, con questo articolo, le interviste di ARCHIzonzo ai protagonisti di Marmomacc and the city. Oggi ospitiamo sulle nostre pagine la ditta Grassi Pietre che in collaborazione con l’Architetto Aldo Peressa, ha curato la realizzazione e progettazione dell’opera Fuoco e Fiamme, esposta nei giorni scorsi in Cortile Melone, a pochi passi da Via Mazzini.

La prima impressione che abbiamo avuto visitando l’opera è che fosse fusa insieme al contesto, per un momento, non frequentando spesso questa piazzetta, defilata rispetto alle altre location, ci siamo chiesti dove finisse l’installazione e dove cominciasse l’arredo urbano. Come potrete leggere più sotto, l’arch. Francesco Grassi ci ha spiegato che l’opera è stata progettata all'interno di un altro contesto, quindi tanto di cappello alla, forse, casualità che ha portato fuoco e fiamme in questa location.


Di questa azienda, attraverso la visita al sito internet, ci ha colpito la stretta collaborazione con architetti e designer, e l’interessante produzione di elementi d’arredo che tendono a sfociare nell'opera d’arte, proprio come è successo durante Marmomacc and the city.
https://www.pinterest.com/marmomacc/marmomacc-the-city-2013/

https://www.pinterest.com/marmomacc/marmomacc-the-city-2013/

Az: Raccontateci brevemente di voi, del vostro lavoro e dell'incontro fra progettisti e azienda. Come è avvenuto e cosa lega la vostra collaborazione.

F.G.: Abbiamo cominciato a collaborare con l’arch. Peressa alcuni anni fa per un progetto di architettura e da lì ci siamo poi confrontati quasi ogni anno con qualche iniziativa sia lavorativa sia “culturale”. Abbiamo infatti collaborato con l’arch. Peressa per due edizioni della fiera di Padova proponendo delle soluzioni originali in pietra / legno e acciaio corten.

Az: ARCHIzonzo nel cappello di chiusura dell'articolo ha sottolineato come sia stata data poca visibilità all'evento, per lo meno nel raccontare ai passanti cosa le opere esposte stessero narrando. Illustrateci, in massimo 100 parole, cosa vi piacerebbe fosse stato scritto nei banner espositivi a lato delle sculture.

F.G.: Fuoco e Fiamme è un innovativo sistema di cucina per esterni / barbecue in Pietra Naturale di Vicenza, qualità Grigio Alpi , legno di abete e acciaio corten. Il progetto nasce dalla ricerca dell’arch. Aldo Peressa con la collaborazione di ditte specializzate nella lavorazione della pietra: Grassi Pietre srl, del legno: Mobilificio Lunardi e del ferro: NIVA . Il disegno sfrutta la “statica “ e la gravità della pietra che porta a sbalzo il piano del tavolo in acciaio e legno.

Az: Marmomacc è una fiera prettamente ad indirizzo commerciale, la richiesta del bando era di produrre un'opera d'arte, la vostra è una formazione prettamente architettonica o comunque nel campo del design. Come si fa e come avete fatto a coordinare questi tre aspetti al fine di produrre il risultato che abbiamo potuto ammirare?

F.G.:
Il coordinamento e la ricerca nascono da una stretta collaborazione tra progettisti e ditte esecutrici e in diversi incontri dove ciascuno ha dato il proprio apporto e consigli utili per far nascere e sviluppare quest’opera, che rimane un opera di design funzionale e quindi non un’opera d’arte.

Az:
ARCHIzonzo sta preparando un articolo sul decoro cittadino e sul tema della contemporaneità inserita nei centri storici. Conoscendo il contesto nel quale avreste esposto, anche se non nello specifico, qual è stato il vostro approccio con la città storica e il suo patrimonio, nel progettare l'opera che avete prodotto?

F.G.: A dire il vero l’opera non è stata concepita per quello specifico contesto, il barbecue FUOCO E FIAMME è nato infatti per i giardini. Il contesto però di corte Melone, piccola piazzetta nel centro di Verona ben si è prestata per accogliere quest’opera infatti la pietra, il legno e l’acciaio (arrugginito) sono comunque colori e materiali tipici dei centri storici. 

1 commento :

  1. Un commento tardivo sull'operazione Marmomacc in the city.
    Siamo oramai asuefatti e rassegnati ad una continua invasione, sia pur temporanea, di oggetti, manufatti e installazioni nei luoghi centrali di Verona. Posto che non si devono mettere sullo stesso livello operazioni culturali, come quella promossa da Marmomacc, e altre iniziative di stampo meramente commerciale e/o gastronomico, occore interrogarsi sullo sfruttamento oltre ogni limite e sulla saturazione dei soliti ambiti monumentali della città. Piazza Bra, piazza Erbe e dintorni hanno davvero bisogno di aggiunte, sovrascritture, sovrimpressioni? Questi luoghi vengono "valorizzati" dalle installazioni, o le installazioni stesse ne sfruttano la fama e la bellezza, in parte usurpandola? Quanti luoghi della città, anche dotati di grande visibilità - penso ad esempio ai quartieri su cui gravita la Fiera - potrebbero accogliere con amio respiro e beneficio interventi di siffatta specie, anche per periodi di tempo a questo punto più prolungati? Quando inizieremo a capire che per rispettare i luoghi monumentali occorre togliere, piuttosto che aggiungere (arredi, segnaletiche e orpelli vari)?

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